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Conversations with Friends - Serie TV 2022

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  Fresco di visione su Rai Play. Il romanzo di Sally Rooney non mi aveva entusiasmato, coinvolto si, ma alla lunga un po' stancato. Mi era parso tutto sommato banale e scontato. La serie tv è fedele al romanzo: nella trama e nell'impressione generale. La messa in scena è curata e ben fatta, le musiche coinvolgono, come gli ambienti e la regia in generale. L'attrice che impersona Frances è molto brava (Alison Oliver), riesce a rendere magistralmente il miscuglio di emozioni represse, che fuoriescono in brevissimi lampi di gesti, espressioni, toni di voce (va visto in inglese con i sottotitoli), l'andatura che la rende a tratti adolescente cresciuta e in altri momenti adulta vissuta. Lo stesso contrasto che c'è tra il volto pulito e infantile e mani e corpo adulti. Forse è il romanzo della Rooney ad essere ambizioso, contrapponendo gli amori della generazione Z (o tardo millenials?) poco più che ventenni con la relazione stanca di quarantenni vissuti e benestanti. Tut

April Story (1998)

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 di Sunji Iwai Giappone 1998   Scena iniziale, soggettiva, una famiglia saluta la propria figlia che dal nord dell'Hokkaido parte per l'università a Tokyo. Poi c'è un appartamento vuoto che verrà riempito da tantissimi oggetti, troppi, portati dalla ditta dei traslochi sotto una "pioggia" di ciliegi in fiore (in Giappone l'anno scolastico inizia il primo aprile). La ragazza si dimostra solitaria e timida e sembra far fatica ad integrarsi nella comunità di studenti. Si ritrova a far parte del club degli studenti della pesca (dalle scuole superiori, forse, prima, i giapponesi hanno l'ossessione e in parte l'obbligo di far parte di club pomeridiani autogestiti in cui si dedicano ad attività ricreative e culturali). La ragazza frequanta spesso una libreria perchè sa che ci lavora un ex-studente della sua scuola in Hokkaido, che a lei piaceva, a insaputa del ragazzo. Il giorno in cui riusciranno finalmente a scambiare qualche parole la ragazza viene sorpres

Ninjababy (2022)

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di Yngvild Sve Flikke Norvegia 2022    Sul sito dell'Anteo Capitol di Monza c'era scritto in lingua originale con sottotitoli, poi invece me lo ritrovo doppiato nella sala più piccola del cinema... In ogni caso, superato lo scoglio del doppiaggio, il film è godibile: una commedia amara che cerca di rappresentare il dramma di una maternità indesiderata. Un film così, credo, in Italia non potrebbe esistere, non verrebbe prodotto, o la storia verrebbe annacquata in drammoni famigliari inenarrabili. Non svelo il finale, che è rivelatore dell'intero film, mi limito a dire che questo lavoro prova a ribaltare la prospettiva della maternità. E ci riesce, pur dovendo virare il racconto in una cifra di commedia a tratti surreale. La protagonista è la tardo-adolescente scapestrata, ritardataria, senza le idee chiare su nulla, ma che non rinuncia a divertirsi, ubriacarsi, fumare, fare sesso con chi capita e, in definitiva, seguire le proprie inclinazioni e i propri sogni. Una prerogati

The Phone of the Wind (NHK 2016)

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La televisione giapponese NHK nel 2016, a distanza di cinque anni dal devastante tsunami che uccise migliaia di persone, ha prodotto un documentario su una cabina telefonica bianca, installata nel giardino di Itaru Sasaki a Otsuchi, che ha la "capacità" di mettere in contatto i vivi con i defunti dello tsunami, spesso dispersi mai ritrovati. Lui l'aveva costruita dopo la morte del cugino, per cercare di rimanere in contatto e dopo i fatti disastrosi del 2011 ha deciso di metterla a disposizione di tutti. All'interno della cabina c'è un vecchio telefono nero che ha la peculiarità di non essere collegato alla linea telefonica... così, dice il proprietario, sarà il vento a portare le parole. Il documentario è toccante, a tratti poetico. Guardandolo mi sono chiesto più volte se qui in occidente, in Italia, potesse funzionare. Li, in Giappone decine di migliai di persone si sono recate nella cabina bianca, singoli sopravvissuti che hanno perso mariti, mogli, figli, gen

Yokogao - A girl missing (2019)

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di Kôji Fukada Giappone 2019 Titolo originale: Yokogao (Profilo)   Il film è un puzzle da ricostruire, per rivelare così un paesaggio che, nelle intenzioni dei puzzle, dovrebbe essere bello o per lo meno gradevole, ma che nella realtà non lo è, anzi, è incompleto. La protagonista è un'infermiera a domicilio, non giovane, di esperienza e che ci mette umanità in quello che fa. Con una famiglia specialmente instaura legami quasi famigliari, e con l'anziana da accudire (una pittrice ormai terminale dalla mente annebbiata), che con le due nipoti, in particolare con la più grande. Poi subentra un problema non imputabile all'infermiera ma in cui s'invischia senza volerlo e da li a poco la sua vità professionale, sentimentale, emotiva verrà distrutta. Dovrà cambiare città, nome e lavoro. L'ordinaria serenità e ordine vengono scossi dal caso, da un lato, e dal comportamento sociale dall'altro. L'individuo con le sue scelte non sembra poter gestire il gruppo più di ta

Las Leonas (2022)

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di Chiara Bondì e Isabel Achával Italia 2022   Il film documentario mi è piaciuto. L'ho visto all'Anteo di Milano, in una saletta piccola ma accogliente.Tuttavia qui di seguito faccio il recensore negativo, lo stroncatore: perchè? perchè mi va e perchè un buon film deve, credo, suscitare anche l'effetto contrario, la critica, appunto. Moretti produce un film-ricatto... come un tempo l'esimio appellava quei film su tematiche importanti che non possono essere criticati. E come si può criticare un film sulle badanti e colf senza essere tacciati di fascismo? Nel film si ride e si piange e mai furono più stonate le tre lacrime versate da tre personaggi. Non ci servono le lacrime per comprendere la realtà e quando usi le lacrime, be', poi di lacrime perisci. Il documentario parla di vite spesso difficili, di donne che hanno attraversato l'oceano per ritrovarsi in un paese falso e cattivo come l'Italia, con datori di lavoro senza scrupolo, oppure con altri datori d

Higan no futari - Two on the edge (2021)

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di Yusuke Kitaguchi Giappone, 2021.  La frase più felice è qualcosa del tipo: "Perchè dovrei dirlo al padre? Io sono cresciuta senza padre e sono venuta su bene e felice, no?" ed è pronunciata da una figlia alla madre. Una produzione indipendente, un piccolo film direi quasi di genere, probabilmente per un pubblico locale, per gli amanti dei manga e degli idol. Ci sono i topos dei "drammi" asiatici: bambini maltrattati, donne alcolizzate e sofferenti, uomini deboli o stronzi, "fantasmi" e suicidi. Niente di particolarmente originale. Regge l'atmosfera generale del film, con una tensione bene alimentata e intervallata dalle storie che si intersecano e dai siparietti idol. Ma soprattutto ottima la scelta dell'attrice protagonista (Meiri Asahina), un volto che non si dimentica, particolarissimo, molto brava a rendere la forma di stordimento e al tempo stesso di reazione forte che anima questo personaggio. Tra l'altro l'attrice è anche una cant