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Visualizzazione dei post da Settembre, 2022

Yokogao - A girl missing (2019)

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di Kôji Fukada Giappone 2019 Titolo originale: Yokogao (Profilo)   Il film è un puzzle da ricostruire, per rivelare così un paesaggio che, nelle intenzioni dei puzzle, dovrebbe essere bello o per lo meno gradevole, ma che nella realtà non lo è, anzi, è incompleto. La protagonista è un'infermiera a domicilio, non giovane, di esperienza e che ci mette umanità in quello che fa. Con una famiglia specialmente instaura legami quasi famigliari, e con l'anziana da accudire (una pittrice ormai terminale dalla mente annebbiata), che con le due nipoti, in particolare con la più grande. Poi subentra un problema non imputabile all'infermiera ma in cui s'invischia senza volerlo e da li a poco la sua vità professionale, sentimentale, emotiva verrà distrutta. Dovrà cambiare città, nome e lavoro. L'ordinaria serenità e ordine vengono scossi dal caso, da un lato, e dal comportamento sociale dall'altro. L'individuo con le sue scelte non sembra poter gestire il gruppo più di ta

Las Leonas (2022)

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di Chiara Bondì e Isabel Achával Italia 2022   Il film documentario mi è piaciuto. L'ho visto all'Anteo di Milano, in una saletta piccola ma accogliente.Tuttavia qui di seguito faccio il recensore negativo, lo stroncatore: perchè? perchè mi va e perchè un buon film deve, credo, suscitare anche l'effetto contrario, la critica, appunto. Moretti produce un film-ricatto... come un tempo l'esimio appellava quei film su tematiche importanti che non possono essere criticati. E come si può criticare un film sulle badanti e colf senza essere tacciati di fascismo? Nel film si ride e si piange e mai furono più stonate le tre lacrime versate da tre personaggi. Non ci servono le lacrime per comprendere la realtà e quando usi le lacrime, be', poi di lacrime perisci. Il documentario parla di vite spesso difficili, di donne che hanno attraversato l'oceano per ritrovarsi in un paese falso e cattivo come l'Italia, con datori di lavoro senza scrupolo, oppure con altri datori d

Higan no futari - Two on the edge (2021)

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di Yusuke Kitaguchi Giappone, 2021.  La frase più felice è qualcosa del tipo: "Perchè dovrei dirlo al padre? Io sono cresciuta senza padre e sono venuta su bene e felice, no?" ed è pronunciata da una figlia alla madre. Una produzione indipendente, un piccolo film direi quasi di genere, probabilmente per un pubblico locale, per gli amanti dei manga e degli idol. Ci sono i topos dei "drammi" asiatici: bambini maltrattati, donne alcolizzate e sofferenti, uomini deboli o stronzi, "fantasmi" e suicidi. Niente di particolarmente originale. Regge l'atmosfera generale del film, con una tensione bene alimentata e intervallata dalle storie che si intersecano e dai siparietti idol. Ma soprattutto ottima la scelta dell'attrice protagonista (Meiri Asahina), un volto che non si dimentica, particolarissimo, molto brava a rendere la forma di stordimento e al tempo stesso di reazione forte che anima questo personaggio. Tra l'altro l'attrice è anche una cant

Fukuoka (2020)

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 Di Zhang Lü Corea del Sud, 2020   Libri e alcool. Sono i due estremi di un'ossessione. In mezzo una ragazza di vent'otto anni prima, innamorata di due uomini, che sparisce lasciandoli per vent'otto anni a incastrarsi sempre più in una esistenza di ricordi, tristezze e blocco emotivo. Poi compare una ragazzina in divisa scolastica (pur essendo maggiorenne) che sprona uno dei due a fare un viaggio a Fukuoka, per incontrare l'ex-amico e rivale d'amore. Lo strano terzetto surreale, percorre le vie della città Giapponese, ne attraversa locali per bevute, ristoranti famigliari, una vecchia libreria. Incontrano altre donne, ritornano apparentemente a vivere e a osservare che l'esistenza continua e muta. Ma l'acool e i libri sembrano avere sempre la meglio. La strana ragazzina, la "pazza" la chiama uno dei due, li spinge e a recitare in una specie di piscodramma dove arrivano ad accordarsi per dividere la settimana in due, e consentire dunque all'alt

Gyeongju (2014)

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di Zhang Lu Corea del Sud, 2014  Gyeongju è una antica città Coreana, nel sud est, a meno di tre ore di treno ad alta velocità da Seoul. E' famosa per i tumuli, ovvero delle tombe suggestive a forma di collinette erobose... dei seni "pelosi" verdi che spuntano dal terreno. Ce ne sono tanti. In estate la città è sonnolenta e vuota, quasi priva di turisti, per via del caldo (non così insopportabile come a Seoul comunque) e perchè i parchi e i giardini sono un festival di colori e cromie in primavera e in autunno, mentre d'estate la luce violenta e il caldo appiattiscono tutto e le cicale la fanno da padrone. Questo è un film lungo e lento. A tratti molto suggestivo, a tratti noioso e poco originale. Ricorda parecchio i film di Hong Sang-so con i  dialoghi a tratti surreali, con le bevute e una sorta di minimalismo intellettuale che rende il film affascinante e, ripeto, per certi versi noioso.  Si parla di morte e di lutto, non a caso il film è girato tra le tombe dell&#

Microhabitat (2018)

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 Titolo originale: So-gong-nyeo (A Little Princess) di Jeon Go-Woon Corea del Sud 2018   Altra opera prima di una regista coreana, classe 85. Un film surreale, ma non troppo, carino, come la protagonista, ma a tratti spiazzante. L'idea è usare il tono delicato di una favola per rappresentare la perdita delle speranze, il passaggio dalla giovinezza all'età a dulta. Mi-so, la protagonista, fondamentalmente non rinuncia allo stile di vita provvisorio del periodo universitario, fatto di speranze, chiacchierate, musica, sigarette e alcool. Non è una depravata, alcolista, anzi, organizza la sua esistenza in lavori di pulizia delle case altrui, gestione oculata dei pochi soldi che guadagna rigorosamente suddivisi in affitto, salute e piaceri (sigarette e whisky). Ma Seoul corre frenetica verso il successo, fatto di lavori estenunati, case belle e costose, famiglia e figli, ultracapitalismo. Lei no, lei è sempre uguale a se stessa a costo di trasformarsi in una sorta di homeless in cer

Our Love Story (2016)

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 Titolo originale: Yeon-ae-dam di Lee Hyun-ju Corea 2016  Un piccolo film, minimale ma intenso nella recitazione e negli intenti. La protagonista è come sospesa, nel mondo (dell'arte) e nei sentimenti (inespressi). Ha la fiducia del suo professore dell'accademia d'arte, ma produce solo assemblati di oggetti senza appartente interesse, senza colori. A differenza della sua coinquilina dalla vitalità travolgente e dalle unghie sempre colorate. Deve organizzare un'esposizione con altri studenti, ma si perde via e sembra dare retta al collega ubriaco che inveisce contro la studentessa di maggior successo, colpevole di colorare tele commerciali: le urla contro che l'arte è arte e non politica. Evidentemente si sbaglia. Un incontro fortuito, la pone nella dimensione di una relazione lesbica. Il mondo sembra sorriderle e colorarsi di toni caldi. Ma se a Seoul le cose sembrano possibili, in periferia, dove si trasferisce la fidanzata, la famiglia e la società sono pesanti e