Yokogao - A girl missing (2019)

di Kôji Fukada
Giappone 2019

Titolo originale: Yokogao (Profilo)

 

Il film è un puzzle da ricostruire, per rivelare così un paesaggio che, nelle intenzioni dei puzzle, dovrebbe essere bello o per lo meno gradevole, ma che nella realtà non lo è, anzi, è incompleto. La protagonista è un'infermiera a domicilio, non giovane, di esperienza e che ci mette umanità in quello che fa. Con una famiglia specialmente instaura legami quasi famigliari, e con l'anziana da accudire (una pittrice ormai terminale dalla mente annebbiata), che con le due nipoti, in particolare con la più grande. Poi subentra un problema non imputabile all'infermiera ma in cui s'invischia senza volerlo e da li a poco la sua vità professionale, sentimentale, emotiva verrà distrutta. Dovrà cambiare città, nome e lavoro.
L'ordinaria serenità e ordine vengono scossi dal caso, da un lato, e dal comportamento sociale dall'altro. L'individuo con le sue scelte non sembra poter gestire il gruppo più di tanto, è piuttosto in balia di leggi e dinamiche che vanno oltre lui stesso. L'infermiera vedrà la distruzione della sua vita e ne cercherà la vendetta, senza fondamentalmente riuscirci. La nipote, dal canto suo, quella più grande, mostra un'ambiguità al limite dell'ossessivo: vorrebbe possedere il suo oggetto del desiderio (l'infermiera) e non potendo lo distrugge, in un comportamento infantile e violento.
Il film non descrive la storia in modo lineare, ma ne dissemina pezzi, allusioni, indizi, forse solo pensieri e intuizioni, lasciando allo spettatore il compito di mettere insieme il tutto, ricotruire la trama. Un compito attivo che però non può essere imparziale e predeterminato. Proprio questo aspetto rende il film molto interessante: le vite e le storie vanno ricostruite mettendoci del proprio, soffermandosi su ciò che stimola maggiormente il proprio immaginario emotivo e tralasciando altro poco affine alle proprie esigenze.
Dunque il film potrebbe essere letto al femminile: la costrizione dell'identità femminile all'interno di modelli rassicuranti e accettati (professionalità, affidabilità, disponibilità), che va in frantumi o si complica con la scoperta di pulsioni più profonde (il desiderio, la colpa, la vendetta, la morbosità e l'ossessione), e che infine cerca di recuperare il recuperabile con molta rassegnazione.
Molto bella la scena finale, dove quel grumo di sentimenti e pensieri, tenuto a bada e costrett nelle regole rigide del codice della strada (metafora dell'esistenza sociale ordinata), fuoriesce come urlo meccanico di un clacson. Gli individui non comunicano, quando lo fanno mentono e creano pasticci, hanno bisogno di strumenti per cercare di liberare le tensioni, le paure, la rabbia... e forse il clacson, con il suo urlo liberatorio e insensato è uno strumento, al pari di una macchina da presa?

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