Squid Game - ancora un commento


Per in iniziare: il titolo significa  "il gioco del calamaro". Ossessione del momento, tutti, ma proprio tutti, ne parlano. La serie spopola, tra bambini, ragazzi e adulti. Pedagogisti sul piede di guerra, pur non avendolo visto; mamme spaventate per la violenza a cui sono sottoposti le menti dei loro giovani figlie e figli... e chi più ne ha più ne metta. L'effetto a valanga non lo vedevo da tempo: più se ne parla e più le parole aumentano, si sprecano, direi.

La serie  non prevede (per fortuna) il doppiaggio italiano, dunque tutti se lo devono vedere in lingua originale con i sottotitoli, per lo meno si sperimenta una pratica sana. Pur non conoscendo il coreano, si sentono suoni, cadenze, toni diversi dai soliti doppiaggi miserevoli delle serie tv.

Veniamo alla serie. Il ritmo è lento: si alternano momenti narrativi da classico Korean Drama a momenti più incalzanti e di tensione. Nel complesso la violenza presente è più piscologica che materiali. Certo si vedono spari, esecuzioni, sangue in un crescendo, ma tutto sommato abbastanza anestetizzato. Mi verrebbe da dire che è una violenza non gratuita, come invece accade nella maggior parte dei film spazzatura dei supereroi manichei occidentali (e di tanti film d'azione asiatici).

La violenza più disturbante è quella della metafora. Il gruppo di sfigati che decidono di rischiare la vita per i soldi, siamo tutti noi spettatori, che decidiamo di annullare la nostra esistenza davanti ad uno schermo per il desiderio di immaginarci ricchi, avventurosi, belli, forti, migliori di quello che siamo. Non ci importa degli altri, li ignoriamo, procediamo per la nostra presunta vittoria. E' il capitalismo moderno, quello che mercifica i rapporti, le relazioni, e che trasforma tutto quanto in "esperienza monetarizzata".

Il gioco, al centro della metafora, è l'economia, sono i rapporti di forza della società. La competizione per conquistare la fetta di paradiso preclusa ai più. Le regole sono chiare e tutti sono uguali... ad eccezione dei VIPS, che osservano e condizionano i giochi attraverso i soldi e le scommesse. Future e derivati umani all'interno di una elite occidentale. In effetti il conduttore è coreano e pure uno delle preziose maschere dei vips lo è, anche se per l'edizione in corso ha deciso di giocare... perchè  è più divertente giocare, che guardare.

Quando compaiono i VIPS, sul finire, ho pensato a "Salo' o le 120 giornate di Sodoma". Il meccanismo è simile, come la metafora. L'unica differenza, non irrilevante, è che nel film di Pasolini i giovani  erano stati rapiti e portati all'interno del castello con l'inganno, in Squid Game invece hanno scelto liberamente. Come la libertà poi si sposi con gas soporifero, mitragliatori d'assalto spianati, poco cibo e regole claustrofobiche, be' è tutto da capire.

Mi è piaciuto? La messa in scena non è male, come la regia (sebbene ci siano numerosi video che dimostra i numerosi errori di regia). Le musiche sono azzeccate e il miscuglio di melodramma esistenziale e assurdita' della vicenda, rende il prodotto interessante. I VIPS sono patetici, come la scelta razzista di farli tutti grassi e bianchi, come se non ci fossero stronzi capitalisti tra gli asiatici...

PS: ho citato Pasolini, ma che non si rivolti nella tomba, era solo per comunicare una certa associazione mentale, al massimo Squid Game è una blanda scopiazzatura involontaria.

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