1991


Ventuno anni fa. Nel dettaglio mi riferisco al 20 agosto del 1991. Avevo diciotto anni ed ero di ritorno dalla mia prima vera vacanza estiva senza genitori... una dimenticabilissima vacanza di mare in Corsica. Un ripiego, dato che avrei voluto camminare, zaino in spalla, per il Portogallo... m'immaginavo una specie di Don Chisciotte in giro per un paese alieno, come pensavo fosse appunto il Portogallo (colpa di Ivano Fossati e il suo album Discanto,"...e' Lusitania...", cantava).

Ma non e' questo il punto.

Il 20 agosto del 1991 ero a casa, da solo e a Milano venne organizzata una manifestazione davanti al consolato dell'allora URSS per via del tentato golpe in Russia del 19 agosto: Gorbacev venne tenuto in Crimea e non fatto rientrare a Mosca. l'Unita dell'epoca seguì la vicenda e chiamò all'appello i pochi rimasti in città . Il sottoscritto, con un compagno di liceo, si presentarono verso le 16,00 del pomeriggio, non ricordo nemmeno piu' dove con precisione.

Ma anche questo non e' il punto.

Milano era deserta, ricordo la mia sensazione di spaesamento, di meraviglia e infine di esaltazione. All'epoca in effetti si leggeva del problema dello svuotamento estivo di Milano, dei negozi chiusi e degli anziani abbandonati nel deserto cittadino. Ed era vero. Poche persone per strada, poche macchine, negozi chiusi, silenzio inquietante, caldo torrido. Venti anni fa iniziavano ad arrivare i primi extarcomunitari, i vucumpra' marocchini. Milano ai miei occhi era omogeneamente italiana.

Il punto e' che oggi sono stato in giro per Milano: prima in centro, al cinema, poi in zona Loreto, dove ho cenato e infine verso Sesto Martelli dove era parcheggiata l'auto. Ho camminato, insieme a Onelia, da Via Torino praticamente fino a all'auto, attraversando la zona nord di Milano. Pieno di persone in strada, le case popolate, auto sfreccianti, rumore, il ristorante cinese pieno. Una babele di etnie, dai cinesi, ai russi e bielorussi, ai latinos, arabi, trans brasiliani "in borghese", qualche nero del nord-africa o delle aree equatoriali asiatiche. In ventun anni Milano, qualcuno ha detto, e' stata invasa... altri (pure io) dicono che e' stata salvata dalla presenza di immigrati che la tengono in piedi, la sorreggono, la puliscono, la rivitalizzano, la sfamano, si prendono cura dei cani e degli anziani. E cosi' agosto non e' piu' il mese della fuga dalla città, ma e' il mese dove la componente italiana diminuisce quel tanto per lasciare spazio alle altre fisionomie e culture.

Il ristorante dove ho cenato e' il Mong Kok, all'inizio di via Padova: molto carino, non il solito ambiente cinese, sempre piu' spesso camuffato in giapponese, qui invece ci si siede su blocchi di cimento, una parete intera e' fatta di forati di cemento usato come porta bottiglie, bianco-grigio-verde acido sono i colori dominanti, il menu' e' vario, la qualità del cibo mi e' parsa alta... e infatti il 90% dei frequantatori e' cinese. prezzi nella media (20 euro a testa mangiando in abbondanza). Il nome deriva dal quartiere "mafioso" di Hong Kong, luogo storico della criminalità cinese, dove di solito vengono ambientate le scene d'azione dei film di HK. Un quartiere sicuro, che si puo' girare di notte da soli, pieno di luci al neon, di ristorantini fetidi, negozietti di dvd e cd piratati e di qualsiasi altra forma immaginabile di contraffazione. E li, all'inizio di via Padova e con molta fantasia, un po' sembra di essere a Mong Kok.

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