TAPE - ovvero il passato non muore mai

TAPE – La Registrazione
di Stephen Belber
un progetto Amadio/Fornasari
con Tommaso Amadio, Camilla Pistorello, Umberto Terruso
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
Milano- 5-22 Marzo 2026



 1. Intro
Un pomeriggio di un paio di settimane fa cercavo qualcosa da fare con un'amica dei tempi del liceo e ho visto che, scontato, si poteva passare una serata a teatro a vedere "Tape". Mai sentito, nemmeno l'autore. Sono ignorante, lo so e continuo a ripeterlo. Tuttavia il titolo mi ha incuriosito. Ho cercato info e pure la storia mi ha incuriosito. Per pigrizia non ci siamo andati, alla fine abbiamo preferito mangiarci una pizza e camminare per Milano e chiacchierare, invece di riempire necessariamente il tempo con intrattenimenti culturali. Finche le gambe ci sorreggeranno e il sonno non s'impossesserà necessariamente delle nostre serate...

2. Il testo
Tape ha iniziato a ronzarmi intorno. Ho cercato in biblioteca una copia, senza successo. Non esiste un'edizione in italiano, allora mi son procurato il testo inglese e con grande interesse l'ho letto. Un bel testo, indubbiamente. Tocca temi attuali, o per lo meno della mia generazione di cinquantenne e li affronta in modo classico (il dialogo scontro) ma anche in modo moderno e stimolante.
Leggendolo ho visto nitide, anche se separate (una sorta di schizofrenia della memoria), alcuni personaggi della mia esistenza e del mio passato. Vince, il ragazzotto fumato che imbastisce l'imboscata, Jon quello che ce l'ha fatta e che è ossessionato dal successo e Amy, la ragazza, ormai donna che si erge prima a preda, poi a giudice.



3. Le fotografie
25 anni fa avevo realizzato una serie di tre immagini fotografiche che si intitolavano John, Paul, Rocco and Amy... ne ho imbroccati più o meno due su quattro! Le immagini ritraevano due corpi femminili e uno maschili, in tre distinte foto con indosso slip intimi con su i quattro nomi cancellati. Il maschio indossava slip femminili, le due ragazze mutande da uomo vecchio stile, quelle che dalla "patta" volendo puoi far uscire l'organo che urina. Quel piccolo lavoro fotografico abbandonato nel cassetto non c'entra molto con Tape, tuttavia ha riecheggiato nella mia mente mentre leggevo l'opera teatrale, forse per la presenza dei due nomi, forse per l'idea di segnare un "obiettivo" cancellandolo, un trofeo, il sesso come trofeo. 

4. La lettura
Nella mia testa Vince era rappresentato da un vecchio amico del passato, molto simile, meno aggressivo, ma pur sempre competitivo a suo modo. Alternativo, fumato, alcolizzato, dalla vita sregolata ma ricca di avventure e persone. Vince incalza l'amico, lo sminuisce, ne tira fuori i limiti e le ipocrisie, apparentemente con l'onesta, la schiettezza e la semplicità delle parole. Ma non è così. Usa la sua maschera di emarginato dalla società, per attaccare, agguerrito, l'amico, per competere con lui, per sminuirlo e per buttarlo all'angolo. Lo fa indubbiamente in modo volontario, ma al tempo stesso è pure in preda alla nostalgia, sempre pronto a tornare sui suoi passi, insicuro, bisognoso di avere costantemente un feedback su quello che accade. Tuttavia agisce e organizza l'imboscata. 
Jon invece, sempre nella mia testa, era un insieme di personaggi della mia esistenza e in parte me stesso. Trincerato nell'idea dell'opera intellettuale, filmica, come strumento di emancipazione ed evoluzione. Sicuro di essere meglio di chi lavora in banca e fa soldi, ma che non disdegna di desiderare bei vestiti e camere d'albergo di lusso. Lui usa la parola per affrancarsi dalla barbarie dell'esistenza. Dice che le parole indagano e permettono di conoscere, le usa come schermo tra lui e il mondo, come ad ergersi al di sopra del fluire della vita. Al tempo stesso, attaccato dall'amico, reagisce e ferisce. Mostra quanto le sua idee di evoluzione e miglioramento siano aggressive e poco sensibili. Obbliga Vince a fare i conti con la propria  esistenza precaria e inutile. Ha nella testa l'idea che dell'esistenza occorre farne qualcosa e non buttarla via, come ci fosse un obiettivo.
Si sconterano dunque due mondi e due visioni. Entrambe incarnate dal maschio bianco. Chi intraprende la via della sussistenza ai margini (perchè comunque privilegiato e può farlo) crogiolandosi nella precarietà e nei fallimenti vari e chi invece si incammina verso l'idea del successo, dell'obiettivo da raggiungere e da superare. La competizione.
Mentre leggevo e codificavo l'inglese (mi richiede fatica e lentezza) sentivo le voce dei personaggi, erano vive e realistiche. Non erano italiane, ma americane. I due personaggi erano profondamente americani e di rimando, in un gioco di sponda culturale, si diffondevano anche qui, sulla sponda del Mediterraneo. A tratti stonate e forzate, ma nel complesso comprensibili. La tensione, palpabile nella mia testa (quella che mi ha spinto a far la fatica di leggere traducendo) era dovuta all'idea che nei dialoghi serrati, c'era una verità, giovanile, che ha avuto ripercussioni sulla vita futura. L'interpretazione di esperienze passate, i punti di vista che mutano, che sempre meno mi pare evolvano, ma si trasformino e ogni volta rivelino qualcosa di nuvo, di differente. Il dubbio che la verità non c'entri un bel nulla si è impossessato della mia lettura e quei personaggi, creati dal drammaturgo e a cui ho dato volti e voci, mi hanno ricordato il passato e il presente.
Veniamo ad Amy. Chi è?
La mia Amy ha le fattezze precise di una ragazza. Ma poi ne ha assunte anche altre. Mi è stato facile da un lato essere Vince col suo primo amore casto e senza sesso, e dall'altro Jon che in stato di euforia da alcool fa sesso "violento" con Amy, la ex-fidanzata del suo amico.
Il sesso giovanile è molto diverso dal sesso in età adulta, almeno per me. Vince è il sesso desiderato e negato, con tutta la carica di frustrazione e pippe mentali. Jon è il sesso messo in atto in malo modo, la scoperta di uno strumento forse di potere, di sicuro la messa in scena di un teatrino dei desideri, spesso poco appagante nella realtà, ma molto nella fantasia. Non ho fatto fatica a visualizzare Amy, e nemmeno gli altri due personaggi.
Ma Amy ha una vita indipendente dai due. E' chiamata in causa suo malgrado, ma quando intuisce cosa sta accadendo, si sfila e gioca la sua mossa. Non preoccupatevi, non svelo nulla. Una sorta di vendetta. Più nella testa dei due che nella realtà.

5. Il film
Ho poi scoperto che il regista Linklater ne aveva fatto un film a basso budget, in video, come era di moda negli anni 2000. Il film è del 2001. L'ho guardato e mi è sembrato un ottimo film, nonostante l'immagine di bassa qualità delle riprese video che oggi un qualsiasi smartphone farebbe meglio. Etan Hawke (Vince), Robert Sean Leonard (Jon), Uma Thurma (Amy). Da guardare. Ma nulla ha aggiunto all amia lettura, nemmeno però l'ha disturbata o disattesa.

(NB: esiste anche una recentissima versione asiatica del 2025 di Bizhan Tong, che non ho visto.)


6. Filodrammatici

Ed ecco che veramente per puro caso, sempre merito di uno sconto, e di un essere li senza averlo programmato, l'altra sera, sono stato al Filodrammatici a vedere la messa in scena di Tape. Per la prima volta viene rappresentata in Italia. Uno spettacolo più che buono. Lavoro di professionisti: ben orchestrato, ritmi serrati, attori bravi, nessun errore visibile, ben calibrato. Quindi? forse la lingua italiana. Ho sentito la stonatura tra la mia immaginazione (e in parte il film di Linklater) e quello che guardavo sul palco. I personaggi sono diventati a tratti macchiette. Forse la recitazione spesso urlata, forzata. Oppure la discrepanza tra lettura (con i miei tempi) e il dover seguire i ritmi imposti dello spettacolo. Si ride anche, cosa che nel film e nel testo non ho mai pensato di fare. Ma se ridi allevi la tensione, no? in uno spettacolo sul filo del rasoio della tensione psicologica non è utile ridere, credo. Il personaggio (non l'attore, sia chiaro) che più mi ha deluso è Vince. Un gioppino, senza arte ne parte, che s'improvvisa pubblico ministero, senza però averne la stoffa e il coraggio. Pure Jon alla lunga è poco convincente, il sarcasmo pungente e la consapevolezza di essere il vincitore non li ho notati nello spettacolo. L'opera milanese ha preferito virare il tutto in una rimpatriata tra amici, con tutti i vezzi e lazzi del caso, che un po' per caso deraglia, senza ben capire il perchè e il per cosa. Amy, forse è la più riuscita. Incastrata nel ruolo di donna, figa, amore, sesso, ne esce con grazia e determinazione.

7. Lost in traslation

Detto questo lo spettacolo del Filodrammatici è ben fatto e interessante, ma credo che un testo del genere andava modificato molto per adattarlo all situazione italiana. Per esempio non è "credibile" che Vince faccio il pompiere volontario. E' un'immagine anomala e forse pure distraente. Ci avrei messo autista di autoambulanze? oppure quello che trasporta gli utenti dei centri per persone con disabilità. Jon lo avrei trasformato in giornalista o scrittore, più vicino alla figura di intellettuale con le parole made in Italy, e Amy, insegnante? Anzi no, ricercatrice in qualche università.
Trasporre un testo non può essere solo la traduzione, occorre capire cosa si vuole comunicare e come. Sono forse supponente, chiedo perdono, ma il mio problema è stato di sicuro quello di aver letto il testo originale e di averlo immaginato, prima di vedere lo spettacolo. Potenza di un testo molto intenso e bello.
Molto belli i due video finali. Specialmente quello di Amy. Mi hanno riportato indietro di 30 anni, quando pure io usavo il vhs per intervistare le mie muse del passato.
Tape, ormai agli sgoccioli a Milano, è di sicuro da vedere. Rimane una messa in scena bella, curata, ben recitata, dal ritmo travolgente e a tratti intensa (e pure divertente, perchè no?).







Commenti